ANTIFASCISTI ORA E SEMPRE

UNA RISPOSTA A VULCANO SU CASA POUND

Nel numero di aprile di Vulcano leggiamo un articolo intitolato “Cuore Nero”, che si propone di fare un viaggio nella Destra radicale e in particolare Casa Pound Italia, intervistandone il responsabile lombardo. A leggere l’articolo – per usare un eufemismo – c’è da restare perplessi. Casa Pound è presentata come un’organizzazione vivace, dal lodevole impegno politico, che si prodiga in campagne per il bene della gente, dal mutuo sociale all’impegno in Abruzzo, fino alla “distribuzione della spesa ai poveri”. Un’organizzazione senza discriminazione né per gli immigrati né per gli omosessuali. Certo, hanno questa peculiarità di dichiararsi fascisti (del terzo millennio, per carità…) ma forse meglio quello che l’antifascismo, che è “un mito duro a morire, come dottrina unica professata dai sedicenti progressisti di sinistra, tolta la quale molto spesso resta il nulla”.

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Ci si perdoni, ma in effetti il nostro antifascismo è proprio duro a morire. Sentiamo parlare di una struttura politica “che proietti nel futuro il patrimonio ideale e umano del Fascismo italiano”. Ci domandiamo se in questo patrimonio sono comprese le fucilazioni di massa di uomini e donne italiani trucidati dai fascisti in cooperazione piena con le SS hitleriane, o i campi di sterminio organizzati nel nostro Paese dai padri teorici di costoro che oggi girano con magliette inneggianti al duce. O magari si intendono i salari da fame dei lavoratori, o forse le condizioni di vita insopportabili riservate alle donne, o la soppressione di ogni forma di libertà, la repressione delle organizzazioni sindacali e politiche. O forse, ancora, si rimpiangono le gloriose guerre coloniali (imperiali?) con l’uccisione di centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini con gli eroici gas tossici lanciati dagli aerei..

Ci viene anche qualche dubbio davanti a chi si professa non razzista e poi ha come primo punto del programma la “riconquista nazionale”, al quarto rivendica una “Europa Autarchica”, al quinto chiede il “blocco dei flussi migratori” e la “abolizione di Cpt contestualmente al rimpatrio dei clandestini”. Ci chiediamo quale solidarietà internazionale detti la richiesta di “preferenza nazionale” nell’assegnazione delle borse di studio (dal programma del Blocco universitario, braccio universitario di CPI). Il fatto che poi sostengano che ricacciando indietro gli immigrati li si aiuta a non scontrarsi con gli italiani sarebbe poco più che una giustificazione bambinesca se non fosse così intrisa di odio nazionalista. Saremo fuori dal mondo, ma crediamo che la difesa dei diritti di lavoratori e studenti, italiani e stranieri sia una cosa sola. Saremo incivili (visto che nell’articolo si dice che il mondo civile pensa che il problema sia l’immigrazione clandestina) ma crediamo che il problema non stia nell’immigrato che fra mille sacrifici prova a trovare un lavoro e una vita degna in un altro paese ma in chi si inventa il concetto di clandestinità per sfruttarlo meglio e fargli terra bruciata attorno.

Talvolta i fatti aiutano a comprendere questioni che non si afferrano al volo: forse le aggressioni contro gli immigrati intorno alle sedi di Casa Pound in diverse città italiane possono essere di spunto?

Forse possono aiutare anche le ormai abituali aggressioni da parte di militanti di Casa Pound contro attivisti di sinistra, o semplici persone che hanno una toppa o una spilla antifascista. Saremo infarciti di pregiudizi, ma abbiamo ancora negli occhi le immagini della squadraccia – non c’è un altro modo di chiamarla – del Blocco Studentesco che attacca a colpi di cinghie, catene e bastoni il corteo studentesco contro la riforma Gelmini in Piazza Navona, a Roma, nell’autunno del 2008. Non c’è che dire, proprio un grande impegno politico…

Non c’è niente di cui stupirsi, il compito delle formazioni fasciste è sempre stato lo stesso: che siano fascisti del ventennio, del terzo millennio, della luna calante o dell’anno della scimmia, il loro compito è sempre e solo quello di distruggere le organizzazioni e le lotte dei lavoratori e degli studenti per i propri diritti e per la trasformazione della società. Sono i cani da guardia del potere, niente di più e niente di meno.

Un programma con il 60% di rivendicazioni astrattamente condivisibili, una faccia da bravi ragazzi e una maschera da rivoluzionari non sono certo una novità per i fascisti: basti pensare ai primissimi anni ’20 o alla tattica dello “sfondamento a sinistra” di Pino Rauti alla fine degli anni ’70. È solo un modo per provare a infilarsi nel disagio sociale per guadagnare una base con cui fare meglio il proprio compito, che però non cambia.

Davanti a un simile tentativo è necessario avere la massima chiarezza sul vero scopo di queste formazioni. Dove loro mirano a confondere, noi dobbiamo spiegare. Un articolo come quello che abbiamo letto è un contributo allo sdoganamento delle formazioni neofasciste, sia esso volontario o, come speriamo, involontario.

Su una cosa siamo d’accordo: in questi anni la maggioranza delle organizzazioni di sinistra ha abbandonato un seria analisi del fascismo e del neofascismo e soprattutto ha abbandonato le lotte sociali, lasciando spazio a questi pseudo-rivoluzionari che tutto fanno tranne che difendere davvero i nostri diritti. La risposta ai fascisti non risiede né in vuoti appelli alla Costituzione e alle forze dell’ordine, spesso conniventi, né in un antifascismo esclusivamente concepito come scontro fisico (anche se – sia chiaro – l’autodifesa è un elemento imprescindibile). Il fascismo si sconfigge solo con la lotta per i nostri diritti e per il cambiamento di questa società. Questo è il nostro antifascismo: si tratta di scegliere da che parte stare, senza mediazioni. Noi l’abbiamo scelto.

Collettivo Pantera – Csu

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