DOVE E' FINITA LA RESISTENZA?

Recentemente il ministero dell’istruzione ha consegnato alle scuole le indicazioni per lo studio della storia e, sorpresa sorpresa, la resistenza e la liberazione non vengono menzionate. In seguito alle numerosissime proteste di insegnanti, studenti, associazioni, la Gelmini ha fatto dietro front, tuttavia la rettifica è stata solo verbale, deve ancora essere messa nero su bianco. Ma come si spiega questa mancanza? Sarà forse una svista o un errore di battitura o forse c’è qualcos’altro dietro? Forse il desiderio di riscrivere la storia?

E sì caro studente, devi sapere che quando si parla dei fatti avvenuti tra gli anni 1919-1947 il germe revisionista è sempre in agguato, pronto a colpire e ad alterare i fatti riguardanti fascismo, resistenza e lotta di liberazione. I governi (sia di centrodestra sia di centrosinistra) colgono ogni occasione per gettare ancora più confusione nelle menti degli studenti e dei lavoratori. Il tentativo di cancellare la resistenza non è un fatto isolato, già l’anno scorso avevano cercato di equiparare con una legge i partigiani e chi ha combattuto contro il nazifascismo, ai repubblichini, ossia coloro i quali combattevano a fianco dei nazisti, eseguivano rastrellamenti e spedivano ad Auschwitz ebrei ed antifascisti, cercando di sminuire l’importanza della lotta antifascista con frasi del tipo “sono passati tanti anni”, “queste cose non hanno più importanza” ecc. No! Queste non sono cose senza importanza! Chi è morto per la libertà e per un mondo migliore non può e non deve essere considerato uguale a chi spediva nei forni crematori la gente solo perché aveva una religione diversa o un orientamento sessuale differente o perché era considerata appartenente ad una razza inferiore.

A questo progetto si affianca la continua rivalutazione da parte di politici e giornalisti al soldo dei padroni del ventennio fascista, descritto come una sorta di età dell’oro in cui regnavano ordine e sicurezza e tutti erano felici e contenti, dove le donne erano rispettate e libere di uscire di casa la sera senza pericolo. Ma se non ci accontentiamo di una rilettura completamente distorta della storia e guardiamo ai fatti scopriamo ad esempio che le condizioni economiche dei lavoratori erano addirittura peggiori del I dopo guerra (salari ridotti del 60-65% nel solo periodo 1927-1935) e che la tanto sbandierata sicurezza era solo quella dei padroni di poter sfruttare a piacimento gli operai, ridotti al silenzio dall’olio di ricino e dal manganello.

Quanto alle donne per loro era previsto il mero ruolo di produttrici di figli, incentivato tramite gli assegni di maternità e pene pesantissime per coloro che deliberatamente si rifiutavano di avere figli, veniva negata loro un’istruzione che andasse oltre le scuole elementari come pure il diritto di voto; è eloquente la classificazione, nella legislazione fascista, di aborto ed uso di anticoncezionali come reato contro la collettività e lo stato, indicando come la concezione della donna non andasse oltre quella di un’incubatrice che parla, un po’ come gli schiavi nell’antichità, strumenti con la parola. Ecco cosa c’è dietro le tante parole demagogiche di destra sul rispetto per le donne!

Ma perché tutto questo accanimento per cancellare la storia? Appare chiaro come in un periodo di crisi, in cui i lavoratori vedono peggiorare le proprie condizioni di vita e i giovani non hanno un futuro certo, in cui come capro espiatorio vengono presi gli immigrati e gli omosessuali, sia utile alterare il passato per privarli di un punto di riferimento chiaro che dica loro che ribellarsi a un sistema sbagliato è giusto!

I tentativi di rimozione del passato, dalla cancellazione dell’esperienza della Resistenza e della lotta di classe fino alla semplificazione del linguaggio e delle parole, eliminando le sfumature e le differenze che ciascuna di esse ha, soffocando di conseguenza il dibattito in un “politically correct” funzionale a chi da sempre domina e sfrutta, in poche parole il revisionismo hanno come unico scopo la formazione di sudditi.

Per questo motivo ti chiediamo di lottare al nostro fianco affinché questo non avvenga.

IL COLLETTIVO PANTERA DI MILANO INVITA:

ALLA DISCUSSIONE SU FASCISMO E ANTIFASCISMO, GIOVEDì 22, AULETTA A, h 10,30

AL CORTEO DEL 25 APRILE ALLE 14,30 DA PORTA VENEZIA (MILANO)

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