CSP-CSU: VERSO LA CONFERENZA NAZIONALE
Il 12 e 13 maggio a Bologna si terrà la conferenza nazionale del Csp-Csu (Comitato in difesa della Scuola Pubblica – Coordinamento Studentesco Universitario). Questo appuntamento cade in un contesto di drammatico peggioramento delle condizioni di studio e di vita dei giovani. L’esaurimento del piano di tagli sancito dalla coppia Gelmini-Tremonti lascia alle sue spalle un’istruzione pubblica in ginocchio, fra scuole e facoltà accorpate, corsi di studio aboliti, personale docente e non docente ridotto, aule sovraffollate, servizi e agevolazioni cancellati. Lo studio è sempre meno un diritto e un’istruzione di qualità è sempre più un privilegio riservato a chi se lo può permettere. L’abolizione del valore legale del titolo di studio sancirebbe formalmente questa situazione, ma già oggi possiamo dire che il titolo di studio vale davvero se lo prendi nelle università rinomate e se lo puoi accompagnare con master da migliaia d’euro.
Fuori dalle scuole la situazione non migliora: l’occupazione giovanile a febbraio è arrivata al 31,9%, con un aumento del 4,1% su base annua. La riforma del lavoro in discussione estende il precariato e limita i diritti. Ai giovani è negata nei fatti una prospettiva di vita dignitosa, tant’è che ormai è generale la consapevolezza che questa generazione di giovani per la prima volta avrà condizioni di vita peggiori di quella precedente.
A fronte di questa situazione, grandi movimenti giovanili si sono sviluppati in Grecia, Spagna, Usa e altrove negli ultimi anni. Pongono in discussione il sistema in crisi e cercano un’alternativa. Anche in Italia abbiamo avuto mobilitazioni importanti nel contesto della crisi, se pensiamo all’Onda del 2008, al dicembre 2010 o al corteo del 15 ottobre dell’anno scorso.
Questi movimenti mostrano una disponibilità alla lotta che però ha bisogno di legarsi con le lotte più complessive presenti nella società e in particolare col movimento operaio per mettere in discussione lo status quo esistente. In Europa un processo del genere sta prendendo forma; in Italia scontiamo ancora più che altrove la mancanza di un conflitto all’altezza degli attacchi che riceviamo. Il moderatismo delle direzioni politiche e sindacali, che si riflette in quelle delle principali strutture studentesche e giovanili, contribuisce a questo problema, e infatti è diffuso un forte pregiudizio nei confronti delle organizzazioni tradizionali. Solo organizzati però potremo avere la forza per resistere, agli attacchi del governo come alla repressione poliziesca o di un preside o di un rettore, piuttosto che alle aggressioni fasciste che tornano oggi per colpire chi alza la testa.
Con quali idee e metodi organizzarci è il centro della discussione che in queste settimane si svolge nei collettivi del Csp-Csu e che proponiamo a studenti o strutture che si vogliono confrontare con noi su questi argomenti. Queste discussioni avranno poi il momento conclusivo nella due giorni di Bologna, dove si riuniranno i delegati eletti nelle diverse città e dove invitiamo chiunque voglia confrontarsi con noi sui compiti che abbiamo davanti.
SCIOPERO GENERALE 11 MAGGIO CASERTA
La politica del governo Monti di attacchi ai lavoratori, agli studenti e al popolo è sempre più violenta e spietata. il piano di tagli sancito dalla coppia Gelmini-Tremonti lascia dietro di sé una scuola pubblica in ginocchio e il governo Monti non fa che seguire questa linea di distruzione del pubblico a favore di una istruzione per i ricchi, con l’abolizione legale del titolo di studio. Gli studenti vengono attaccati anche fuori dalla scuola, senza alcun futuro nel mondo del lavoro. Il governo Monti denigra il lavoro stabile a favore di quello “flessibile”, cioè quel lavoro conosciuto come “precario”, fatto di instabilità, licenziamenti facili, ricatti lavorativi, contratti sottopagati. Tutto questo in un panorama di licenziamenti e attacchi ai diritti dei lavoratoti, all’art.18, agli ammortizzatori sociali e alle pensioni. Mentre in Val di Susa si spendono miliardi di euro di soldi pubblici per costruire la TAV, ed altrettanti per manganellare i cittadini che quella linea non la vogliono, a Caserta si chiude la ACMS, Azienda Casertana Mobilità e Servizi, dando i lavoratori in pasto ai privati. Privatizzazione e licenziamenti. Sono queste la parole d’ordine del governo Monti! Il Comitato in difesa della scuola pubblica e i Giovani Comunisti di Caserta, che da sempre lottano con gli studenti al fianco dei lavoratori, parteciperanno l’11 maggio allo sciopero generale in provincia di Caserta
Organizzati e lotta con noi per:
-Veri diritti per tutti. Investimenti nell’istruzione e nella sanità pubblica, sotto il controllo e la gestione democratica dei lavoratori e degli utenti dei servizi.
- piano nazionale del trasporto pubblico su ferro e su gomma: nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori e dell’utenza di Trenitalia e di tutte le aziende private che gestiscono treni, autobus, filobus, metropolitane.
-Respingere gli attacchi ai lavoratori. No a sfruttamento, disoccupazione e precariato. Distribuzione del lavoro necessario a tutti i lavoratori disponibili con riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
-No alla repressione delle lotte, dalla Fiat alle scuole alla Valsusa. Piena agibilità politica e autodifesa delle lotte.
AGGRESSIONE FASCISTA IN STATALE
Questa mattina, verso le 12.30, si è verificata una grave aggressione fascista nell’Univeristà statale.
Un giovane fascista, palesemente fuori di testa e squilibrato, è entrato nell’Auletta A, punto di ritrovo dei collettivi e ha prima devastato lo spazio, poi aggredito una ragazza del collettivo LabOut e due ragazzi del Pantera, successivamente è stato immobilizzato da altri compagni e dal personale.
L’università ha chiamato i carabinieri che lo hanno portato via.
Seguiranno aggiornamenti.
Solidarietà alla compagna aggredita.
Ora e sempre antifascisti
I collettivi e i gruppi dell’Università statale
NON PAGARE IL DEBITO: ROMPERE CON IL CAPITALISMO!
“Il debito pubblico è cresciuto così tanto per colpa delle politiche sconsiderate dei governi precedenti, cioè di chi ha speso troppi soldi per lo Stato sociale, pur non avendo le risorse per farlo!” Quella che avete appena letto è un’affermazione molto diffusa. Peccato che sia falsa.
QUESTO DEBITO NON CI APPARTIENE
Il debito pubblico altro non è che il risultato della continua copertura da parte dello Stato delle perdite del capitale privato, attra-verso soldi pubblici (i nostri soldi, provenienti dalle tasse e teoricamente destinati ai servizi). La crisi del capitalismo, cominciata nel 2007 e non ancora esauritasi, ha fatto fallire imprese e portato sull’orlo della bancarotta colossi finanziari di rilevanza mondiale. Per arginare ciò, negli USA e in UE, molti governi hanno dirottato ingenti somme di denaro pubblico nei fondi di banche e imprese, trasformato il debito da privato in pubblico. Alla faccia di chi diceva che il “libero mercato” avrebbe portato benessere per tutti! Ma come fa uno Stato a trovare i soldi per salvare le banche? Ecco il paradosso: li chiede in prestito ad altre banche! Così si indebita, e dovrà restituire loro il prestito con gli interessi. E chi decide di quanto sono gli interessi? Il mercato e le banche stesse (attraverso le agenzie di Rating). Questo meccanismo serve solo a difendere i profitti dei capitalisti: da un lato i banchieri ci guadagnano ad essere creditori degli Stati, dall’altro gli imprenditori traggono molto vantaggio dalle politiche di austerità (cioè, i nostri sacrifici) che i governi devono attuare per trovare i soldi necessari. Questo scenario spiega in che direzione vanno le politiche dei governi sotto il controllo di quella che viene definita la Trojka (Banca Centrale Europea, Unione Europea e Fondo Monetario Intenzionale), in Grecia come nel resto d’Europa. Quindi a pagare i costi della crisi non sono i veri responsabili, ma i lavoratori e i giovani attraverso la riduzione dei principali servizi sociali (privatizzazione dell’istru-zione pubblica, dei trasporti, della sanità), la cancellazione dei diritti nei luoghi di lavoro, l’abbassamento dei salari, i licenziamenti di massa, la precarietà e la disoccupazione.
Insomma, il pagamento del debito pubblico è la ragione che ci viene presentata per continuare a fare la stessa cosa: più risorse ai ricchi, padroni e banchieri, più sacrifici a lavoratori, giovani e pensionati. Per questo, se vogliamo difendere i nostri diritti e avere delle condizioni di vita dignitose, non possiamo più ammettere compromessi: il debito non va pagato.
CASERTA: FALLIMENTO ACMS, L’ULTIMA STANGATA AI PENDOLARIE E AI LAVORATORI!
Dopo anni di agonia, si è deciso di dare il colpo finale al trasporto pubblico su gomma in provincia di Caserta, con il fallimento dell’Azienda Casertana Mobilità e Servizi, l’ACMS.
I privati sono già pronti a prendersi gli ultimi pezzi del trasporto pubblico, da anni ormai già in condizioni catastrofiche, con l’entrata dei principali imprenditori dei pullman locali, come Angelino e Laudato. Le istituzioni, invece di provvedere al rilancio del trasporto pubblico, spingono per la completa privatizzazione, attraverso la promozione di un Consorzio provinciale benedetto dal presidente della Provincia Zinzi.
E i lavoratori? A casa: degli autisti, dei meccanici e del personale dell’ACMS nessuno sembra averne bisogno, sono solo una spesa in più per i padroni. Bene hanno fatto i lavoratori a occupare la stazione di Caserta ieri sera, che deve essere l’inizio di una lotta per la costruzione del trasporto pubblico nella nostra provincia. Leggi il resto di questo articolo »
MILANO:PRIVATIZZAZIONE?! ORA TOCCA ALLE PULIZIE!
SERVIZI ESTERNALIZZATI: grazie alla legge sull’autonomia scolastica (D.L. 15 marzo 1997) e alle successive riforme dell’istruzione volte a privatizzare scuola e università pubblica, si è arrivati oggi all’esternalizzazione della quasi totalità dei servizi considerati “aggiuntivi” rispetto alla semplice istruzione.
Alla Statale di Milano si è visto negli ultimi anni un progressivo peggioramento dei servizi e delle condizioni lavorative e contrattuali degli addetti, che puntualmente si trovano in balia delle gare d’appalto, tutte giocate al ribasso.
La scorsa primavera si è posto all’attenzione di tutti il caso della mensa di Festa del Perdono: la precedente ditta appaltatrice, dichiarato il fallimento, ha privato i lavoratori del Tfr e ha paventato l’ipotesi di chiusura della mensa. L’appalto è stato raccolto dalla Sodexo, la quale ha garantito un contratto lavorativo, e la conseguente prosecuzione del servizio, per la durata di un anno. Quali prospettive si presentano? I lavoratori non si vedranno riconfermata l’assunzione? Gli studenti saranno privati del servizio mensa? Leggi il resto di questo articolo »
PRIMI SUCCESSI DELLA CAMPAGNA PER IL TRASPORTO PUBBLICO “STOP THAT TRAIN!” E AL POLO SCIENTIFICO SI IMPEDISCE IL VOLANTINAGGIO
La campagna in difesa del trasporto pubblico “Stop that train, vulimme saglì”, lanciata da qualche settimana dagli studenti del Comitato in difesa della scuola pubblica e dai Giovani Comunisti di Caserta e provincia, inizia ad avere successo. Banchetti e volantinaggi dove decine e decine di studenti si sono fermati a discutere e a compilare l’inchiesta del Csp si sono svolti a Caserta, a Maddaloni, a S. Maria Capua Vetere e ad Aversa. Alla stazione di Caserta, così come nelle scuole maddalonesi e nelle facoltà della Sun, si discute di ciò che avviene nel trasporto pubblico provinciale, dove la vicenda Acms arriva per ultima a definire un quadro disastroso. Con “Stop that train” si vuole sottolineare anche l’inutilità e la dannosità della TAV, che oltre a gettare nella repressione il popolo della Val Susa, dirotta e divora miliardi di euro in risorse utili a un rilancio del trasporto pubblico, all’ampliamento dell’organico di Trenitalia e a un rafforzamento e miglioramento della rete usata ogni giorno dai pendolari. I dati raccolti e elaborati, e le semplici verità scomode dell’affare TAV, in cui giocano un ruolo fondamentale le imprese della camorra, sembrano però infastidire a Caserta. Un volantinaggio assolutamente pacifico e civile al Polo Scientifico della Seconda Università è stato infatti letto dal preside Augusto Parente, intervenuto in “incognito”, come un atto offensivo verso l’amministrazione universitaria. A fronte di decine di questionari compilati e di una discussione resa interessante anche dall’aiuto di un gruppo di universitari delle facoltà di Matematica e Scienze Naturali sui danni della TAV, si è ritenuta fastidiosa, offensiva e “maleducata” la presenza di tali temi e documenti nelle mura dell’università. Gli atenei, che sono ancora pubblici e soggetti all’art. 21 della Carta costituzionale sulla libertà d’espressione e di riunione, sembrano dover essere esclusi dalla discussione nella società: non importa se uno studente non può seguire i corsi con i mezzi pubblici, non riguarda l’amministrazione universitaria. Leggi il resto di questo articolo »
IL 9 MARZO TUTTI IN PIAZZA CON LA FIOM!
Volantino del Collettivo Stella Rossa di Roma
Il governo Monti, dopo tagli abnormi allo stato sociale, si avvia allo stravolgimento del mercato del lavoro col beneplacito di Confindustria e la complicità dei vertici sindacali e di tutti i partiti dell’arco parlamentare.
La riforma del mercato del lavoro sarà caratterizzata dal tenttivo di distruggere ogni diritto sul posto di lavoro, da maggiore precarietà per tutti e dalla cancellazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, regalando la possibilità ai padroni di licenziare indiscriminatamente chiunque, a meno che non si pieghi la testa di fronte ai ricatti, ai frenetici ritmi di lavoro imposti e ai salari da fame. La propaganda governativa, che ha al suo servizio la totalità dei mezzi d’informazione, insiste quotidianamente sul fatto che bisogna fare sacrifici ora per stare meglio in futuro, condendo il tutto con la retorica nauseante dei padri iper-garantiti contro i figli privi di tutele. Come se la crisi di un sistema economico arrivato al capolinea fosse da imputare al diritto di sciopero o alla difesa dai licenziamenti arbitrari! Quello che serve ai giovani oggi non è una controriforma che renda l’apprendistato permanente ed elimini tipologie contrattuali mai usate dalle aziende, ma posti di lavoro, tutele sociali, possibilità di condurre un’esistenza dignitosa. Condizioni queste divenute un miraggio all’interno di un sistema che scarica sulle spalle delle classi popolari i costi di una crisi prodotta dalle banche e dai padroni. In questo contesto si inserisce la cacciata della Fiom dalle fabbriche, avendo dimostrato in questi anni di essere l’unica organizzazione in grado di mettere in campo un’opposizione a Confindustria e il conflitto in fabbrica.
LA LOTTA NO TAV E’ UNA LOTTA DI TUTTI
Volantino distribuito dal Collettivo Stella Rossa di Roma nella manifestazione nazionale No Tav del 3 marzo
La crisi economica inizia a far emergere le contraddizioni che produce questo sistema: licenziamenti, tagli allo stato sociale, peggioramento delle condizioni di studio e di lavoro sono diventate parte integrante del vissuto quotidiano di milioni di persone. Non è casuale che in questo momento la lotta contro la No-Tav veda crescere intorno a sé curiosità e consensi. Inizia a diventare chiaro un dato elementare: i partiti presenti in parlamento sono tutti impegnati a difendere i profitti di pochi contro le ragioni di molti. I finanziamenti vengono dirottati da scuole, università e sanità verso banche e fondi d’investimento (la questione del debito pubblico ruota intorno alla necessità di garantire alti profitti a questi soggetti) da una parte e grandi imprese private dall’altra. In sostanza si riproduce un fenomeno già visto in passato: per mantenere elevati i profitti in tempo di crisi si vuole procedere con tagli allo stato sociale, attacchi ai diritti dei lavoratori e qualche dose di manganello, sempre utile alle classi dominanti nel caso in cui si prospetti la possibilità di una reazione da parte di chi i risultati di queste politiche li vive sulla propria pelle.
Ecco perché crediamo che la lotta No-Tav non sia un fenomeno da analizzare separatamente da altri prodotti della crisi, anche se parliamo di un’opera decisa ormai vent’anni fa. I lavori per il Tav sono pezzi di un filo unico che arriva al taglio dei notturni fra Sud e Nord, ai lavoratori sulla torre della Stazione Centrale di Milano, al licenziamento di Dante de Angelis, alle migliaia e migliaia di lavoratori pendolari e studenti che non hanno un treno decente per andare al lavoro o a scuola. È la privatizzazione delle ferrovie, il loro uso per i bisogni di tutti o per il profitto di pochi. E’ necessario quindi cercare di allargare il fronte delle mobilitazioni e coinvolgere tutti i soggetti sociali colpiti dalla crisi.
NO TAV; CONTRO LA REPRESSIONE L’UNICA ALTERNATIVA E’ VINCERE!
Braccato, questa è l’unica spiegazione a quanto successo ieri in Val Susa. Luca Abbà, storico dirigente del movimento No Tav che stava subendo un esproprio, uno fra i tanti di ieri, si era arrampicato su un traliccio elettrico come gesto di resistenza davanti alla polizia che stava militarmente prendendo possesso dei terreni vicini al fortino di Chiomonte.
Fortino, non cantiere, visto che ancora dopo mesi è solo una roccaforte militare con l’unico scopo di presidiare il terreno dagli attivisti del movimento. Cioè, in primo luogo, dagli abitanti della Val di Susa che lottano per le proprie vite davanti a un’opera non solo esempio eclatante di speculazione fatta coi soldi pubblici ma anche opera che costerebbe vite e salute in valle.
Il video diffuso dalla polizia conferma quanto già si diceva da una giornata: Luca non voleva salire fino ai cavi elettrici, si era fermato prima, ma i poliziotti si stavano arrampicando sotto di lui per prenderlo. E allora è salito di più, fino a rimanere folgorato e a precipitare da 15 metri di altezza su un muretto di pietre. Al momento si sa solo che le sue condizioni sono gravi.
Sui giornali si parla di incidente. No, non è stato un incidente. Poco importa quanta idiozia o premeditazione ci sia stata fra gli agenti sul luogo. Il punto è che la strategia repressiva portata avanti da anni in Val Susa da polizia e governi di ogni colore porta a questo, e cambia poco se la “tragedia” arriva un mese prima o un mese dopo: le condizioni perché avvenisse sono state create freddamente, di rete in rete, di carica in carica, a ogni mezzo blindato in più portato in valle, a ogni metro di allargamento della caserma. Prima o poi sarebbe successo, dopo le intossicazioni e i feriti degli scontri, dopo le cariche su donne e bambini, dopo gli sgomberi in cui si abbattevano con le ruspe reti su cui erano arrampicate persone che resistevano. Speriamo che non sia questa la volta in cui “ci scappa il morto”, speriamo con tutto il cuore che Luca ce la faccia, ma il fatto è che i morti non “ci scappano”, le persone vengono uccise in una ben precisa strategia di repressione. Leggi il resto di questo articolo »
BOLOGNA:HONORIS CAUSA A NAPOLITANO.. NOI TI RESPINGIAMO!
Il 30 gennaio l’Università di Bologna inaugurerà l’anno accademico consegnando la laurea honoris causa in Relazioni Internazionali al Presidente della Repubblica Napolitano. La scelta da parte dell’Ateneo bolognese è chiarissima: ci congratuliamo con chi negli ultimi mesi ha messo in piedi il Governo delle banche, del grande capitale, delle privatizzazioni, delle università private e cattoliche. A proposito di “relazioni internazionali”.. nel corposo curriculum vitae di Napolitano c’è anche l’istituzione dei Cpt e dei flussi migratori, che hanno aperto la strada alle politiche securitarie cavalcate poi dalla destra xenofoba.D’altronde il rettore Dionigi non ha mai preso posizione contro la riforma Gelmini e vuole ringraziare chi ha apposto la firma allo smantellamento dell’istruzione pubblica.
Smantellamento che la stessa amministrazione dell’Alma Mater Studiorum negli ultimi anni ha portato avanti in modo diligente: blocco del turn-over per i docenti, tagli selvaggi dei corsi di studio e dei dipartimenti (se non vere e proprie soppressioni), taglio alle borse di studio e ‘ingerenza dei privati grazie al nuovo Statuto d’Ateneo.
(vignetta di Mauro Biani da www.maurobiani.it)
UNIVERSITA’ STATALE DI MILANO:SCOPRONO SEMPRE QUALCOS’ALTRO DA TAGLIARE
Quello appena trascorso è stato un semestre che si è aperto, paradossalmente, con la chiusura della CUEM, cooperativa nata nel ’68, che in Statale oltre ai libri per gli esami e al materiale di cartoleria forniva agli studenti le dispense delle lezioni dei professori, una delle conquiste delle lotte studentesche di quegli anni. Certo, non parliamo di un servizio che garantiva i testi gratis a chi doveva preparare un esame, ma almeno si poteva trovare un libro usato a metà prezzo o avere qualche sconto. Ora queste possibilità le amministrano i soliti noti: infatti la chiusura della CUEM, che ha riguardato anche il polo di Cittàstudi, ha avuto come effetto quello di lasciare il monopolio dei servizi di cartolibreria in università alla CUSL, liberia legata alla lista Obiettivo Studenti. Si rinforza così, tanto per cambiare, Comunione e Liberazione, che fra una battaglia contro il diritto all’aborto e una per le università private fa il possibile per tutelare gli interessi economici di una parte della borghesia nazionale, adeguatamente organizzata nella Compagnia delle Opere e che, per usare un eufemismo, gode dei favori del presidente della regione Lombardia. Leggi il resto di questo articolo »
“PICCOLE” STORIE DI ORDINARIA REPRESSIONE
Abbiamo visto in televisione e sui giornali la repressione poliziesca contro il corteo del 15 ottobre, il movimento No Tav e altre importanti mobilitazioni.
Ma l’opera di repressione non si ferma ai casi più eclatanti: c’è un lavoro sistemativo, invisibile e quotidiano volto a minare la possibilità di alzare la testa nella propria scuola o nella propria città. L’ultimo mese ci ha fornito alcuni casi emblematici, che sappiamo di poter citare solo a titolo d’esempio di una casistica ben superiore.
A Milano, subito prima della vacanze di Natale, è arrivata una sospesione collettiva per 150 studenti del Liceo linguistico e delle scienze umane “Agnesi”. La ragione? Aver riunito un’assemblea a novembre contro lo stato di degrado in cui si trova la scuola. L’assemblea è stata vietata dal preside perché mancavano i giorni di preavviso regolamentari e quindi un mese dopo sono arrivati i provvedimenti disciplinari. Un attacco ai diritti basilari di agibilità politica nelle scuole che abbiamo visto anche altrove.
In alcune scuole del barese gli studenti sono stati minacciati di provvedimenti di ogni genere in caso di partecipazione alle manifestazioni studentesche: giutificazioni non accettate, diritto all’assemblea di istituto tolto, rappresaglie sui voti in condotta a fine anno, sospensioni temporanee mirate. Minacce che si sono poi puntualmente concretizzate. La repressione ci accompagna anche fuori dalle scuole.
Sempre a Milano si stanno svolgendo in questo mese alcuni processi contro attivisti politici, fra i quali spicca quello contro gli studenti denunciati nell’autunno 2008 nel corso del movimento dell’Onda. Come a dire: tranquillo che presto o tardi lo Stato si ricorda di te.
(vignetta di Mauro Biani da www.maurobiani.it)
ROMA: COSA SUCCEDE IN FIAT?
IL COLLETTIVO STELLA ROSSA DI ROMA:
Verso il corteo della Fiom dell’11 febbraio.
8 FEBBRAIO, h 16:30, AULA VI lettere
In piena crisi del sistema capitalista Monti, Confindustria e Banche portano fino alle estreme conseguenze l’opera di distruzione dello stato sociale e dei diritti di studenti e lavoratori. La chiusura di fabbriche, la precarizzazione del lavoro, lo smantellamento dell’istruzione pubblica e dei diritti sono gli aspetti centrali dell’azione politica di lor signori. Le lotte degli ultimi anni hanno però dimostrato la resistenza e la combattività della classe su cui vogliono far ricadere la crisi! Fondamentale è stata l’opposizione degli operai di Pomigliano al diktat di Marchionne: lo slogan POMIGLIANO NON SI PIEGA è diventato un simbolo di resistenza contro gli attacchi ai diritti di tutti. Ne vogliamo discutere con uno dei protagonisti di quella lotta. L’11 Febbraio i metalmeccanici saranno in piazza per protestare contro gli attacchi a Fincantieri, Fiat e nelle aziende metalmeccaniche di tutto il paese. Noi saremo con loro perché la loro lotta è anche la nostra!
GIU’ LE MANI DAL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO!
Secondo una famosa canzone:”I sogni son desideri”. Dev’essere probabilmente l’adagio più cantato dai padroni nostrani prima di andare a letto. Dalla finanza agli enti locali, dalle leggi sul lavoro alla politica estera, non v’è campo in cui il governo Monti non proceda a testa bassa per assecondare i sogni della borghesia del nostro paese. La scuola pubblica non poteva fare eccezione. E infatti pare proprio che non ne farà. Sulla grande stampa borghese si è riaperto il dibattito sull’abolizione del valore legale del titolo di studio. In Italia, nonostante pressioni più che ventennali da parte del grande capitale, una laurea conseguita a Milano ha ancora lo stesso valore legale di una laurea conseguita nelle università pubbliche di qualsiasi altra città. Si tratta di un principio di democrazia che equipara le università pubbliche e permette ai figli dei lavoratori di avere lo stesso valore del titolo di studio ovunque essi si trovino. Senza tale equiparazione la privatizzazione dell’istruzione pubblica procederebbe senza ostacoli. Nel nome della concorrenza, università solo formalmente pubbliche verrebbero divise tra centrali e periferiche, le prime più care e meglio fornite, le seconde marginali ma meno costose. Unita all’attuale selezione di classe, che pone fortissimi sbarramenti economici anche solo per terminare il percorso di studio della laurea triennale, una tale divisione in università pubbliche di serie A e B impedirebbe ai figli dei lavoratori l’accesso alla migliore istruzione, permettendo nella migliore delle ipotesi un difficoltoso accesso alle università meno dotate. Priva di equiparazione, la loro laurea varrebbe meno. Da qui a privatizzare le università pubbliche più capaci di finanziarsi, il passo sarebbe breve. Il ministro Profumo trasformerebbe un altro sogno in desiderio: quello di avere solo università per i figli della classe dominante, in grado di replicare la borghesia per le generazioni future, lasciando ai figli degli operai un destino in fabbrica senza appello. Allo stesso tempo, consegnerebbe interamente l’istruzione al mercato, facendone dipendere gli sviluppi dalla capacità di reperire capitale. Leggi il resto di questo articolo »
STOP THAT TRAIN….VULIMME SAGLI’! Rivendichiamo il trasporto pubblico in provincia di Caserta!
Se sei uno studente, un lavoratore, un precario o un disoccupato che non dispone di un mezzo proprio (o delle risorse per mantenerlo), la prima cosa che ti chiedi per raggiungere il tuo luogo di studio, di lavoro o un colloquio per trovare un lavoro magari o per andare in qualunque altro posto tu desideri, è come. Se non puoi raggiungere questo luogo a piedi dovrai prendere forse un treno, se c’è, peserai a quanto costa il biglietto, valuterai l’ipotesi di prendere l’autobus se è più economico, ma forse dovrai aspettare molto tempo alla fermata e magari non passa. Perché tutto questo? Semplice, quanto terribile, in questo sistema economico il diritto a spostarsi gratuitamente e agevolmente vale più per i capitali finanziari che per le persone! A Partire dagli anni 80, prima negli Stati Uniti, poi nel Regno unito e in seguito nel resto d’Europa, è cominciato il lungo processo di privatizzazione del trasporto pubblico. La garanzia alla mobilità da diritto diveniva merce, gentilmente offerta dai governi liberali agli imprenditori. Il principio alla base di queste politiche economiche non è diverso da quello che muove le recenti ondate di privatizzazioni e liberalizzazioni: profitti privati a spese della collettività. Ci hanno raccontato per anni che pubblico significava inefficiente e che privato era sinonimo di miglioramento del servizio e abbassamento dei costi per mezzo della “magica concorrenza perfetta”. Il risultato è stato disastroso, mentre crescevano i costi dei biglietti di treni e autobus, diminuiva la qualità e la quantità del servizio offerto ai pendolari, contemporaneamente all’aumento dei licenziamenti dei lavoratori di questo settore. Oggi siamo davanti a un paradosso senza precedenti, vogliono costruire un mostro ambientale come la TAV, che costerà allo stato circa 35 miliardi di euro, quando negli ultimi due anni sono stati effettuati tagli pari al 75% delle risorse regionali destinate al trasporto ferroviario, se consideriamo che il totale dei contratti di servizio che Trenitalia ha stipulato con le Regioni per i prossimi due anni è di 2 miliardi l’anno è ovvio che le amministrazioni regionali non saranno in grado di rispettarli.
PROFUMO DI VECCHIO?LOTTIAMO DI NUOVO!
Volantino distribuito dal Csp Caserta per la venuta del Ministro dell’istruzione Profumo
Diamo il nostro “benvenuto” a Francesco Profumo, ex rettore del Politecnico di Torino (alfiere delle università-azienda), che dal 2008 al 2010 è stato membro del Consiglio di Amministrazione di Unicredit Private Bank , oggi neo ministro dell’Istruzione del governo Monti. Non ha bisogno di ulteriori presentazioni per essere inquadrato, ci basti ricordare le sue prime dichiarazioni dopo l’insediamento, quando espresse le sue considerazioni sull’operato del governo uscente Berlusconi, apprezzandone la riforma Gelmini non che la vicinanza alla strategia Marchionne. C’è chi è stato “selezionato” per incontrarlo a Caserta, non ci sentiamo offesi per essere stati esclusi, nessun dialogo con chi si pulisce la faccia discutendo di “antimafia” mentre si prepara a distruggere il nostro futuro! In questa provincia la Camorra e il sistema economico capitalista sono la stessa cosa, non si può difendere l’uno e lottare contro l’altra. Ricordiamo al professor Profumo che in provincia di Caserta ci sono più scuole private che pubbliche; le condizioni strutturali in cui versano gli edifici scolastici sono tra le peggiori in Italia poi, ironia della sorte, ci sono scuole come il Siani di Aversa che ha sede in un palazzo (inagibile) di Cosentino e non è un bene confiscato! Ma non basta, i tagli della precedente manovra Tremonti-Gelmini, a cui il neo ministro si ispira, hanno chiuso laboratori, tagliato cattedre, aumentato il tetto di alunni per ogni classe, mandato a casa negli ultimi 3 anni 800 precari (tra personale ATA e docente), a cui vanno aggiunti altri 217 lavoratori (tra scuola primaria, scuola secondaria di primo grado e scuola secondaria di secondo grado) per il 2012. Leggi il resto di questo articolo »
LEI E’ UN PRESIDE?NO, UN CARABINIERE!
Comunicato dei Giovani Comunisti Modena sulle misure disciplinari effettuate dal Preside del Liceo artistico Venturi verso quindici studenti, in seguito all’0ccupazione. Segue al comunicato la lettera inviata dal Preside agli studenti.
Tra novembre e dicembre scorsi il riverbero del vento dell’Occupy Wall Street è arrivato nelle scuole superiori, dove si è assistito all’occupazione di vari istituti da parte degli studenti. La lotta oggettivamente non è stata di massa, anzi il movimento, a differenza degli anni passati, non s’è neppure dato un’organizzazione a livello cittadino. Ma ciò che sorprende non sono i limiti del movimento studentesco, argomento di cui si discute spesso, quanto la qualità nuova della risposta repressiva venuta dai dirigenti scolastici: particolarmente in una scuola, il liceo artistico Venturi. Al Venturi il preside, ex carabiniere, ha pensato bene di utilizzare studenti e insegnanti come infiltrati durante l’occupazione: questi personaggi avrebbero prodotto schiaccianti prove top secret (nessuno le ha mai viste!) contro 15 studenti, rei di aver partecipato all’occupazione ed esserne stati tra i promotori. Si è assistito quindi ad un processo sommario e probabilmente illegale: un’assemblea dei soli docenti (molti, per paura o meno, proni al volere del preside) di tutte le classi degli alunni ribelli ha decretato infatti per i 15: il 5 in condotta (fuori scrutinio naturalmente, i carabinieri ci tengono alle regole…); 10 giorni di sospensione con obbligo di frequenza (andare a scuola è importante, ma per il 5 in condotta, oltre allo scrutinio, non occorrevano almeno 15 giorni di sospensione?); l’obbligo di imparare ad essere dei bravi cittadini seguendo iniziative di formazione (leggasi: rieducazione) sui temi sociali cari ai giovani, organizzate dal preside altrimenti conosciuto come Sgt. Hartman Jr. Leggi il resto di questo articolo »
FERMIAMO IL TRENO DELLE PRIVATIZZAZIONI
All’indomani del 15 ottobre, nonostante sia diminuito momentaneamente il numero delle mobilitazioni, non è certo calato il sentimento generale di indignazione nella società rispetto alle soluzioni che padroni e banchieri impongono per uscire dalla crisi. Parliamo della solita solfa che spacciano per novità: privatizzazioni, liberalizzazioni e smantellamento definitivo dello stato sociale; sono le stesse politiche che i governi, conservatori o sedicenti progressisti, hanno portato avanti da anni in Italia come nel resto d’Europa. Non c’è pendolare che non si sia mai lamentato dei ritardi di Trenitalia, non vi è studente, lavoratore, precario o disoccupato che non sia colpito dall’aumento del costo del biglietto della metro, del pullman o dai continui tagli alle corse. Tutto questo perché? A partire dagli anni 80 quasi in tutta Europa il trasporto da pubblico diviene privato, a riguardo è clamorosa l’opera di smantellamento del trasporto pubblico, risultato? La sicurezza e la qualità del sevizio sono diminuite parallelamente all’aumento dei costi a carico dei pendolari e a quello dei licenziamenti dei lavoratori del settore. In Italia lo scenario si complica nel mezzogiorno, specialmente in Campania dove gli ultimi tagli rendono la vita di migliaia di pendolari veramente un inferno: l’Eav (Ente autonomo del Volturno) è la holding che controlla la maggior parte del trasporto pubblico regionale Campania; la sua gestione privatistica, clientelare e corrotta ha generato un debito di 500milioni di euro. Leggi il resto di questo articolo »
















